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Amare dolcemente
sfiorare in modo pacato le tue carni.
Dio come desidero
averti accanto.
Talvolta sento la tua voce,
e quasi cado nel sonno
col desiderio di averti
al mio fianco e
di risvegliarmi col
tuo sguardo posato
su di me.
E anche se questa è
pura illusione
il mio desiderio
è che non svanisca
mai.

MarkoPuff | commenti (3) | poesie, amore, xander89

Ho amato. Continuo ad amare. Ma presto questo amore verrà a mancare al mondo.
Non scomparirà del tutto, ne sono certo. Nulla in questa realtà viene a mancare. Più semplicemente i miei sentimenti si trasformeranno in qualcosa d’altro.
Questo mio amore astratto diventerà cibo per funghi o chissà, pesci o felci. E sarà bellissimo… Sarò parte del tutto, più di quanto non lo sia ora.
Alzo gli occhi al cielo notturno, stranamente limpido e privo di nubi.
Vedo una stella cadente. Che bello… Solo una volta da bambino mi capitò di vedere una stella cadente in Dicembre. Tutto fila… Una stella si è posata su di me all’inizio della mia vita ed ora un’altra stella è pronta ad accompagnarmi verso la fine. La fine del mio corpo, non del mio essere.
Com’è scomodo questo cemento. Vorrei essere disteso su un bel prato. Chiudo gli occhi e me lo immagino. Quei prati verdi e infiniti di quando ero ragazzo. I pic-nic a Pasquetta con gli amici e le fughe d’amore autunnali per i boschi.
Mi scende una lacrima; non racchiude tristezza, ma ricordo e felicità.
Tra poco sarà Natale, non so bene fra quanto, ma lo sento nell’aria.
Le persone corrono inespressive sui marciapiedi. Alcune mi fissano lanciandomi torve occhiate.
Scusatemi se mi ostino a rovinare le vostre vite perfette; ma ora non ho la forza di combattere. Stare accasciato ad un muro, è l’unica cosa che sia ancora in grado di fare. Il resto l’ho dimenticato.
Il significato di casa, famiglia, pulizia, scopo. Ho dimenticato tutto.
Sono una persona nuova, sono una persona che ama. Sorrido… Incredibile a dirsi, ho scoperto l’amore proprio nell’istante in cui ho perso tutto.
Ora mi sento pronto. Sono al freddo, sotto questo ponte eppure nello stesso istante sono in tutti i luoghi della mia vita: la casa dei miei nonni, il parco dove ci baciammo la prima volta, la tomba nel fitto del bosco, il mio tiepido letto, quel posticino fra le tue braccia…
Chiudo gli occhi per l’ennesima volta e, ora lo spero più che mai, l’ultima.
M.M.
15.3.1975 – 7.12.2009

MarkoPuff | commenti (4) | amore, lacrime, dolore, morte

Questa notte fantasmi del passato mi hanno assalito.
Guardavo le mie mani sporche di sangue. Dapprima salivano in aria, poi ricadevano sul mio volto, segnandolo con lo stesso rosso vermiglio.
Vedo le braccia scheletriche di persone morte ieri e spero non domani.
I loro volti scavati, con le teste rasate si tendono sul mio corpo sdraiato.
E sono buone. Non vedo odio nei loro bulbi, né sofferenza o rancore.
Ma vedo amore.
L'unica cosa che non avrei mai pensato di trovare in loro.
Ora provo a chiudere gli occhi.
Quelle persone non esistono più.
Chissà che strade ha preso il carbonio che formava i loro tessuti.
Ora saranno gli alberi che guardo al tramonto o le graziose farfalle che volano in circolo sopra il cortile, noncuranti dell'imminente inverno che le ucciderà.
O insetti odiati da tutti.
Che stolti.
Odiare piccoli esseri formati dalla stessa argilla di cui i loro padri e le loro madri erano composti.
Per ultima viene una carezza e un dito, che si posa sulla mia bocca, mi invita a tacere.
Sorrido e accetto il consiglio.


Qui sta il mio corpo
disteso, ma il mio cervello
sta scavando nel tempo
scorre sui mattoni del castello
sosta sui pungiglioni del Duomo
barcolla confuso in Parco Sempione
tra la folla alla ricerca dell'uomo
ma non si trova. Cresce la delusione.
Apro gli occhi e tu non ci sei.
Li richiudo e la tua immagine riappare.
Non ho sonno e nemmeno il tempo io avrei
di spegnere la mente e riposare.
Oramai passo le mie giornate
vuote, solo chiedendomi se tra me e te
una vita ci sarà mai o forse solo
un sogno.
A fatica ricordo il tuo profumo
e questo mi provoca dolore.
Ma il battito del tuo cuore
sarà arduo dimenticarlo.
MarkoPuff | commenti (2) |


MarkoPuff | commenti (1) | pensieri, poesie, amore, xander89



Solo.
In questa notte fredda
intrisa dei tristi racconti
di lontani amori perduti
io così me ne sto
seduto sull'uscio
tra i capelli il vento
e per compagni
grilli che
non avran più casa.
Ma a cosa serve
una casa
se a questo mondo
nessuno presta attenzione
al loro canto d'amore?
E purtroppo la mia guerra
in testa
fra tristezza e amargura
non vedrà un vincitore.
Lo so, eccolo qui
il mio destino è
a portata di mano
eppure ad ogni mio
movimento questo
si ritrae sicuro.
Esso non mi vuole
tra i piedi
ma forse sono io
a volere
il contrario.
Tutto mi cade addosso
come pioggia improvvisa.

MarkoPuff | commenti (4) | poesie, amore, lacrime, xander89

A volte aprirsi agli altri è difficile. E' come scalvalcare un muro che diventa sempre più alto col passare del tempo. Magari ci azzardiamo e proviamo la salita, con le unghie sanguinanti riusciamo ad arrivare dall'altra parte. Ma chi ci assicura che poi arrivati la situazione sia migliore? E se non lo è temiamo di non poter più tornare indietro...
Mi ha fatto molto piacere ieri il fatto che un amico si sia aperto con me. Un amico molto lontano a dire la verità, direttamente dal Messico.
E mi ha reso felice il fatto che lui abbia voluto condividere con me un suo attimo di vita e apprezzato il modo in cui ha trattato la difficoltà dell'argomento.
Lui non mi conosce bene, avrebbe potuto incontrare qualcuno che da quel punto non gli avrebbe più parlato.
Non è stato così e ora spero che sappia che comunque esiste qualcuno su cui lui può contare. Anche se questo qualcuno è molto molto lontano.

E’ proprio quando meno te lo aspetti che capitano le cose migliori.
E’ una bella notte. Il cielo risplende delle prime stelle primaverili e una scintilla di follia si insinua nella mia testa.
Senza pensarci più di tanto prendo la cartella con la scritta “God free”, ci infilo dentro un binocolo, una coperta a scacchiera acquamarina e bianca, una matita e un quaderno bianco.
Mi lascio la casa alle spalle e scendo in strada. I paesini in campagna sono la cosa migliore, perché la sera c’è tranquillità: nessuna macchina, nessuno che gira urlando per le vie. Solo alcune case abbandonate, e altre no ma che potrebbero benissimo essere confuse per tali.
Ripercorro la salita che fino all’anno scorso facevo per andare a prendere il pullman.
“Oddio, come ho fatto a farla per 8 anni…” Oramai non ci sono più abituato.
Dalla strada passo sulla collina che finalmente risponde alla luce delle stelle, con un colore argentato e fresco.
Cammino e cammino… voglio lasciarmi tutte le luci artificiali alle spalle. Il mio occhio non dovrà essere contaminato da nient’altro; ma solo dalla luce delle stelle.
Finalmente mi fermo, sul limitare del bosco; qualche metro più in là c’è il recinto con la cavalla, che alza le orecchie nella mia direzione. Non è abituata a ricevere visite a quest’ora della sera.
Finalmente stendo la coperta e mi sdraio. Porto lo sguardo al cielo.
Noto subito un agglomerato di stelle; comincio a fare un giochetto e tento di associare un animale ad esso. Massì! Sembra il topino di Ratatouille. Sorrido…
Quando ecco che una luce mi distrae. E’ forte; bellissima ma quasi fastidiosa.
Mi porto le due mani sugli occhi e li copro; non sono abituato a così tanta luce.
Quando ritorno a guardare il cielo la luce non è scomparsa, ma si è solo spostata. Come se si fosse staccata dal cielo; la vedo sul prato, avanzare verso di me.
Ma ad ogni metro perde di intensità. Riduce la sua potenza e comincia a delinearsi una sagoma; piccola, minuta. Incredibile come un simile piccolo corpo possa avere in sé tanta potenza e bellezza.
Il bambino oramai mi è giunto davanti. Io sono ancora seduto sulla coperta, con una mano sulla fronte. Lo guardo dall’alto al basso.
E’ di carnagione scura. I suoi riccioli neri mi dicono che probabilmente proviene da qualche paese del nord africa. Mi sorride e i suoi denti bianchi sono perfettamente dritti, e le fossette ai lati della bocca ispirano in me una profonda gioia.
Porta un grosso maglione, con le maniche troppo lunghe. Infatti le sue mani sono nascoste.
Ai piedi non porta nulla, è completamente scalzo.
- Ciao – mi dice.
Io sto in silenzio.
Lui continua: - Sai quando dicono che osservando una stella si può esprimere un desiderio?
Finalmente mi decido a parlare: - Così dicono… ma io non è che…
Mi interrompe: - So che non ci credi ma questa sera vorrei proprio che tu ci provassi. Dimmi cosa vuoi.
All’improvviso sembra come se la discussione sia finita. Il morettino mi guarda negli occhi.
Io faccio la stessa cosa, ma con meno coraggio e sapienza.
Lui sembra possedere tutto il tempo di questo mondo, perché sta lì in silenzio e mi osserva.
Parlo a bassa voce: - Una notte. Voglio solo una notte, con lei.
Il morettino fa un flebile sorriso; sapeva già la mia risposta.
Punta lo sguardo verso l’orizzonte e lo indica col dito.
Io mi volto e osservo la stradina sterrata su cui compare una nuvola di polvere.
La nuvola si dirada pian piano e vedo subito comparire il cofano di una Y10 polverosa, che sfreccia sul selciato come se fosse su una pista..
Sgrano gli occhi, incredulo. Con uno scatto repentino mi volto verso il bambino ma lui già non c’è più. Le mie gambe scattano come una molla e mi alzo in piedi.
Finalmente la macchina arriva. Si ferma sul limitare del prato.
Ancora non ci posso credere. E’ lei…
Il buio non mi permette di vedere all’interno dell’auto. I fari si spengono. Sento la portiera aprirsi, una gamba che poggia il piede per terra, una figura che finalmente si alza ed emerge da dietro la cappotta.
Si volta nella mia direzione e subito la testa si abbassa. Forse anche per lei è un colpo troppo forte.
Ma si fa subito forza. Chiude la portiera e si avvicina a me.
Io sono pietrificato e non credo a me stesso.
Lei è lì, a pochi metri da me e io sono ancora fermo come una statua di cera particolarmente stupida.
La donna alza le braccia e le tende verso di me. Come se quello fosse un movimento magico o un ordine che mi dicesse di partire, il mio corpo si scioglie, mi lascio andare e le corro incontro.
Il contatto è forte.
Ci uniamo, come due goccioline di olio su una superficie acquosa. Siamo diventati una cosa sola. E tutto intorno la natura sta in silenzio e osserva questo scoppio d’amore; uno scoppio pacato e forte al tempo stesso fatto di lacrime che scendono copiose dagli occhi; e dalle dita che premono le une sulle carni dell’altro.
Restiamo così per molto. Lei mi passa una mano sulla testa per tranquillizzarmi. Io tengo strette le mie alle sue spalle ancora forti. Chissà se anche lei ha desiderato farlo quanto me.
Io devo stare leggermente piegato; gli anni son passati e il mio corpo si è allungato.
E’ quando punto lo sguardo sul suo collo che mi rendo davvero conto chi ho davanti; e ancora di più mi sento di trattenere quel corpo su di me, di non lasciarlo andare mai più.
Ed ecco che ci separiamo, ma non del tutto; le nostre mani ancora si tengono strette.
Ora posso darle un’occhiata. E’ proprio lei… Il volto allungato, i capelli biondi raccolti dietro a formare una coda a sbuffo. La pelle così chiara, che si illumina come assorbisse la luce da chissà dove e le favolose rughette ai lati della bocca.
Le lacrime hanno creato piccoli ruscelli ai lati del viso. Tante volte l’ho vista piangere… quando guardavamo Ghost insieme, o quando era morto Lucio Battisti. Lei ci era rimasta così male e io non capivo come si potesse piangere per qualcuno che non si conosceva nemmeno. Solo il tempo mi avrebbe insegnato.
Porta una tuta blu e delle scarpe da ginnastica… come se fosse uscita frettolosamente da casa. Quella stessa casa che io continuo ad abitare; quella medesima fretta che io conosco tanto bene.
Sono il primo a parlare: - Mi sei mancata…
Lei sorride. Abbassa il volto. Sembra soffrirne come se fosse stata sua la causa della dipartita.
Mi chiede dolcemente: - Come stai?
Io scoppio nuovamente a piangere e ritorno ad abbracciarla.
- Bene, sto veramente bene. Non sembra vero? – dico ridendo nel pianto.
Lei sorride nuovamente e mi prende per mano. Vede la coperta adagiata sull’erba: - Come mai qui tutto solo? –chiede guardandomi con gli occhi semichiusi.
- Non lo so… volevo stare un po’ solo… Se si esclude la compagnia delle stelle.
- Anche a me a volte sarebbe piaciuto stare sola… ma la vita frenetica non me lo ha permesso. Vieni… - mi accompagna sulla coperta e ci sediamo.
- Allora… come sta andando? – mi chiede ora, seria, ma sempre con quella serenità stampata sul volto.
- Beh, ora bene. Il difficile è stato all’inizio. Papà è dimagrito parecchio subito dopo… - mi fermo quando la vedo abbassare lo sguardo.
Come se avessero cominciato a piovere gocce d’argento la coperta si macchia subito sotto il volto della donna.
Continuo: - Ma ora sta bene. Non te ne preoccupare.
Poi comincio a chiedermi: “Devo dirglielo o no…?”. Ma faccio la scelta giusta.
- Sai, ora sta con una donna. Si chiama Stella – dico indicando il cielo.
Lei alza nuovamente il volto e mi sorride.
- Lei è brava, e sono felici insieme. Viene da noi nel week end e ci riempie di cibo come fossimo polli da allevamento!
Ridiamo insieme.
- Oggi papà ha comprato una coppia di canarini, dopo anni in cui non ne abbiamo più avuti. Sembra ritornare pian piano il Pietro di una volta.
- Sono felice… - dice lei stringendomi la mano.
- Alessandro…? – chiede con gli occhi lucidi.
- Sta benone anche lui – parlando guardo un punto nel cielo. Se la guardassi negli occhi scoppierei nuovamente a piangere.
- Negli ultimi mesi ci ritroviamo parecchio bene insieme. Non è mai stato così. E poi c’è Elena. Sono convinto che tu e lei insieme sareste andate d’accordissimo! Mi dispiace davvero non vi siate conosciute.
La donna ripropone le fossette ai lati della bocca; chiaramente felice.
- E tu? La morosa?
- Io?!? – dico fingendomi sconvolto. – No, non ancora.
Non avrei mai immaginato di parlare di amore con Lei.
Rimane in silenzio, guardandomi come se volesse spiegazioni. Io continuo.
- Mi sono innamorato una volta, sai. E mi son reso conto di non saper gestire una situazione amorosa – mi prendo un attimo di pausa.
- Forse dovrei lasciarmi più andare... non lo so. Però come posso pretendere di conoscere nel profondo una persona, se non so nemmeno chi sono io? – dico gesticolando.
Lei si morde le labbra, nel suo modo caratteristico e annuisce.
- Amore, prenditi il tuo tempo; nessuno ti sta con il fiato sul collo. Quando capiterà e incontrerai qualcuno di veramente importante lo sentirai e sarà allora che ti dovrai buttare. Non isolarti; a minime dosi fa bene, ti porta a riflettere. Ma dopo un po’ ti dimenticherai quanto è bello stare con le altre persone e allora sarà troppo tardi. Mi prometti che ti getterai nel flusso della vita?
Io annuisco, con gli occhi lucidi. E lei sorride, stringendomi ancora di più la mano.
Morire deve fare diventare le persone estremamente sagge…
Decido di non parlarle del nonno, della nonna… Sorvolo le cose brutte come se fosse già tutto dato per scontato.
- E come sta la mia patatina? – dice lei con uno stretto sorriso.
- Saretta… sta bene. Martedì parte per una gita. Sai, credo ti voglia un modo di bene. Lei non si ricorda di te, era troppo piccola… ma tutti non possono che provare un profondo affetto per te. Mamma, non ti immagini nemmeno il vuoto che hai lasciato.
Lei sembra starci male; abbassa nuovamente il viso.
- Chiunque ti conosca sa quanto eri preziosa, come moglie, come madre, come donna. Avevi una forza dentro che tutti ti invidiavano, eri il collante che teneva le cose unite e una volta scomparsa tutto è andato spezzandosi… - lei mi guarda in lacrime.
- Ma non ti preoccupare, tutto tornerà alla normalità. Ci vuole tempo però. Non si può strappare una vita da questo mondo e poi sperare che tutto ritorni subito come prima, non si può… - lei sembra annuire.
La prendo per la mano e mi sdraio. Lei fa lo stesso.
Mi accuccio e infilo la mia testa tra la sua spalla e il collo. Mi lascio invadere da quel profumo, che in parte ho dimenticato.
La cingo con una mano, assaporo quella morbidezza che in passato mi accompagnò intere notti.
Chiudo gli occhi con la sua mano che lentamente accarezza i miei capelli.
Comincia a cantare: - Coccolino amoroso, du du, da da da…
Insieme ci mettiamo a ridere.
- Ti saresti mai immaginata che avresti continuato a cantarmela anche a 20 anni? – dico ridendo.
- Sinceramente… no – ride anche lei.
Finché arriva un momento in cui rimaniamo in silenzio.
All’improvviso parlo, rompendolo.
- Sai cosa mi dispiace tanto? – le dico.
Lei fa di no col capo.
- Sapere che non ci sarai nei momenti essenziali della mia vita. Se mai prenderò un bel 30 tu non sarai lì per essere orgogliosa di me. Quando la mia compagna saprà di essere in dolce attesa tu non sarai lì per sentirglielo dire. Quando nascerà il mio bambino… - le parole mi si strozzano in gola.
- … tu non ci sarai…
Lei sembra soffrirne molto più di me. Chiude gli occhi, li riapre.
- Questo è vero, io non ci sarò. Ma è stupido chiedersi “come sarebbe andato se…” semplicemente perché la vita circola, come un fiume in piena che sconvolge tutto. Tutti gli anni passati insieme non sono stati inutili. Custodisci gelosamente ricordi e tutte le emozioni passate; falle tue, permetti loro di gestire il tuo spirito. Quando avrai una famiglia, potrai raccontare di me e di te, dei momenti magici che abbiamo passato insieme e io vivrò: nei tuoi occhi, negli occhi di tuo figlio e in quelli della tua compagna. Io vivrò in tutti coloro che sapranno di me.
Io annuisco con gli occhi lucidi, e mi rimetto a cercare il posto caldo sulla sua spalla.
Come se un velo si stendesse su di noi ci addormentiamo, abbracciati e incrociati come tralci di edera.
Dopo quello che sembrò molto tempo sento scuotermi. Apro gli occhi. Mia madre mi osserva dall’alto.
- Amore io vado, sento freddo.
Mi alzo in piedi e annuisco senza emanare alcun fiato.
- Grazie… è stato importante per me – dice dandomi un ultimo bacio sulla fronte.
Io la stringo ancora forte, per l’ultima volta.
Lascio delicatamente la sua mano e lei si allontana diretta alla Y10. Si volta: - Ah, dimenticavo… auguri – dice sorridendo.
- Scusa, ma non ho potuto farti la torta… - sembra molto dispiaciuta.
- Non ti preoccupare, l’ho fatta ieri sera con Stella. Ogni volta che farò qualche dolce, lo sai… sarà come se fossi tu a crearlo. In fondo il mio mentore sei sempre stata tu.
Lei fa un ultimo sorriso. Sale nella macchina, posiziona lo specchietto, accende il mangiacassette. Parte la canzone “Nessun rimpianto” degli 883 e lei si mette a cantarla. Io mi metto a ridere.
La donna si volta e ride. Mi fa “ciao” con la mano e parte.
La macchina comincia a sfrecciare sul selciato e rallenta quando un’altra auto le si posiziona davanti, arrivando da una stradina laterale.
Vedo la donna bionda sulla Y10 urlare scocciata: - Daaai, ti muovi Ciospa frùsta?!? Ma guarda se devono capitare tutti a me…
Io rido, come da bambino: - E’ proprio mia madre…
Dopo qualche colpo di clacson

Comunione e Gioventù


Con me...

Con la "Patatina"...

Capita sempre più spesso
oramai, che la Notte mi colga,
come una fanciulla essa scelga
di prender per mano,
e condurmi nell'abisso dei miei pensieri.
Dapprima essi appaion neri,
quindi lentamente assumon colori
e forme che ricordano amori
o strade che risveglian dolori.
Ma tutto è chiaro e semplice.
Non esistono spigoli o buio
ma solo nicchie di luce
che mi rendon quieto e libero.
Così desideroso di respirare
quell'aria assai familiare
fatta di primule e fiori
morti, e di un Febbraio
pungente e zuccheroso.
Sento come se l'intero
mondo si svegliasse in me.
Piango lacrime di mille anime
fondo i larghi sorrisi
e le speranze della gente.
Sembra di vederli, quei visi
occhi aperti, occhi sanguigni.
Scuoto il capo e cerco di
dormire.
E' solo la mia mente.


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